Novanta anni.

Novanta anni. Tanti ne sono passati da quel 24 aprile del 1915 allorché, nella notte, sotto il cielo di Istambul, l’intera intellighenzia politica, economica, commerciale di sangue armeno venne, silenziosamente, eliminata. Il tepore primaverile del Bosforo lasciò spazio al gelo feroce e criminale che in pochi mesi porterà ad una spaventosa pulizia etnica. Un milione e cinquecentomila armeni verranno sterminati in quello che è stato riconosciuto come il primo genocidio del XX secolo. Non uno stato contro un altro, non una guerra combattuta, non una disputa economica o politica; ma una precisa volontà di sterminio, di annientamento, di eliminazione di una razza. Non ne rimase più uno: passati per le armi, bruciati vivi, impalati, violentati o, semplicemente, lasciati morire di fame e di stenti durante la deportazione verso il deserto siriano.
Novanta anni. Non sono tanti, sono pochissimi se la tragica lezione della storia non è servita, se quel genocidio fu la prova di orchestra per altre stragi, per altri olocausti. Non sono niente se, ancora oggi, c’è chi fa finta di non ricordare, chi nega ostinatamente, chi antepone gli interessi economici o politici ai principi di verità e giustizia. Non vale nulla il sacrifico di quei martiri se sui libri di storia neppure una riga è dedicata a loro, se la ricorrenza passa sotto silenzio, se si giustifica e si diventa complici dei criminali di allora.
Novanta anni: 24 aprile 2005 Le comunità armene di tutto il mondo commemorano il triste anniversario del genocidio. Quel "genocidio dimenticato", quel "crimine senza nome", il "genocidio negato" ll "Medz Yeghern" il "Grande Male"....
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