Balle spaziali
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Il caso italiano
Un altro esempio delle fandonie più clamorose, usate sia dalle sinistre che dagli europeisti, è la polemica sulla crisi italiana, che sarebbe provocata dalla rapace e insulsa politica berlusconiana. Una balla spaziale, ancora una volta. Che Berlusconi come politico valga molto poco è possibile e persino probabile. Ma i suoi avversari purtroppo valgono anche meno.
E quando il Cavaliere accusa l’euro per la gravità della crisi in cui sta sprofondando l’Italia ha non una, ma mille ragioni. Anche se, ovviamente, l’euro non ha fatto che far risaltare meglio la realtà di un paese malgovernato da decenni.
Un paese che campa di retorica: da tutti fascisti a tutti antifascisti. Sempre in preda ad errori di presunzione. Negli anni 20 e 30 l’Italia si era immaginata una grande potenza militare. Dopo la pesante sconfitta militare si era illusa, sino ai giorni nostri, di essere diventata una grande potenza economica. Pochi furono coloro che giustamente dissero, contrastando la moda dell’euro, che l’Italia sarebbe stata un paese leader solo nell’area mediterranea, dove aveva un vero sbocco per le sue sconquassate industrie. Poteva svalutare e tirare avanti. Anche per questo (avrebbe ed ha) interesse ad essere amica dei paesi arabi, anziché far guerre per procura. Ma questo per non irritare Israele nessuno lo disse.
Purtroppo c’erano gli eco-europeisti (gli europeisti economici) convinti che bastasse entrare in Europa e la ricchezza sarebbe dilagata: come capita oggi in Svizzera ai visionari che vedono in Schengen vantaggi economici. Una bufala che purtroppo, mutatis mutandis, fa presa anche in certi ambienti svizzeri.
Oggi, 2005, l’Italia è allo stremo: lo dicono le statistiche, lo dicono quei simpaticoni dell’Economist (cuore a sinistra e portafoglio a destra) lo sanno milioni di italiani. Ovviamente lo sa l’opposizione di sinistra.
Il ministro Tremonti, che stupido non è, constata che l’euro ha fatto esplodere il costo della vita (non diminuire, come blateravano i fautori della «moneta forte»), stroncando nel contempo, grazie alla moneta forte, le esportazioni. Oggi non lo dice solo Tremonti, lo dice in un rapporto di Banque Aig, sezione finanziaria del gigante assicurativo americano, pubblicato dal Daily Telegraph: Italia uguale Argentina, strangolata dalla moneta forte. L’opposizione di sinistra, gli ambienti confindustriali, Prodi, le leghe dei Comunisti, Verdi e frattaglie democristiane, tuonano invece da tutti i megafoni: non è vero che la crisi italiana sia colpa dell’euro perché altri paesi europei vanno molto meglio, per esempio Francia e Germania.
Ma quando mai l’Italia partiva alla pari con Francia e Germania? Forse ai tempi dei Romani… Oggi l’Italia, grazie a 40 anni di malgoverno demo-marxista, si trascina un debito pubblico del 106% del PIL tendente al 108, fra i più alti al mondo. Se Berlusconi lo avesse dimezzato in 4-5 anni sarebbe stato San Patrizio. Invece è solo Berlusconi e ha fatto, è vero, poco o niente: ma cosa avrebbe fatto, cosa farà Bertinotti? Lo vedremo, purtroppo.
Intanto l’Italia si trova in piena sindrome argentina: con un moneta troppo forte per un’economia troppo debole. Ma i Soloni europeisti fanno finta di niente. Scrive il Corriere della Sera: «La Germania accelera (+1,0), l'Italia indietreggia (-0,5). Per qualche anno le due economie erano state accomunate dallo stesso male tanto da sembrare gemelle. In entrambe bassa crescita e una popolazione invecchiante e calante; in entrambe una vasta regione in ritardo (l'Est, il Sud) che invece di spingere l'economia, la rallentava e appesantiva i conti pubblici; entrambe nell'euro. Il mezzo gaudio del male comune, invece, non finisce oggi: la differenza era visibile anche prima che uscissero le cifre del quarto trimestre 2004. La stagnazione risultava da opposte tendenze: in Germania forti esportazioni e bassi consumi interni, in Italia l'inverso. In Germania un formidabile aumento di competitività, in Italia un calo quasi drammatico; in Germania investimenti e innovazione, in Italia no».
Capito? La differenza, in negativo, tra Italia e Germania la fa il povero Berlusconi. Ma ci prendono per i fondelli? L’Italia non poteva in nessun caso tenere il passo con la Germania! Arrancava nel passato a distanza, grazie al doping delle svalutazioni, del protezionismo industriale, del debito pubblico, dell’emigrazione che buttava all’estero bocche da sfamare e incassava le rimesse degli emigranti. Ora all’Italia hanno chiuso tutti i canotti di salvataggio, il mercato globale, vedi Cina, ha ammazzato anche la misera industria del vicolo, fatta di scarpe e vestiti: ma l’opposizione del Corrierone, della sinistra e della finanza accusa Berlusconi. E arriva persino a paragonare (come fosse la stessa crisi!) l’Est tedesco al Meridione d’Italia. Come dire la Prussia sta al Regno di Napule, pari, pari!! è sempre stato così no?! Saremmo mica razzisti! Se solo c’erano Prodi e Bertinotti stava fresca la Germania! A quest’ora sarebbero in braghe di tela!
La verità è semplice e non è di destra né di sinistra: è solo evidente.
L’Italia gigante economico è una delle tante balle spaziali contemporanee: il «gigante» faceva acqua da tutte le parti. Con l’euro e con minor protezionismo il bluff è saltato né poteva essere altrimenti. Alla pari l’Italia non può competere con la Germania e nemmeno con la Francia.
Ma i cattomarxisti che sperano di sostituire Berlusca hanno pronta la solita ricetta delle sinistre: più tasse. Il nuovo ritornello è: stanare gli evasori. Cioè caccia all’uomo perché in Italia chi non evade qualcosa muore e i veri evasori sono comunque collusi al potere.
A questi cacciatori di streghe fiscali vogliamo dare un termine di paragone che certo già conoscono: se si potessero confiscare per intero i beni della mafia l’Italia non avrebbe problemi di deficit con i parametri di Maastricht! Lo ha detto persino il Procuratore dell’antimafia Antonio Laudati. Ma la destra e la sinistra nemmeno ci provano. La mafia, solo in Sicilia, controlla 450.000 voti: chi rinuncia a 450.000 voti? Per cui la mafia domina e avanza. E ci propinano le balle spaziali secondo cui con Schengen ci sarebbe più sicurezza: a cosa servono i trattati di sicurezza con uno Stato che non ha il territorio sotto controllo?
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:: Articolo di G. Montù pubblicato su www.ilpaese.ch il 27.05.2005 ::
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